chi siamo
da un articolo di Cesare Pillon su L'Etichetta del marzo 1991
Gaspare Buscemi

«È curioso il fatto che questo insolito profeta del vino di qualità abbia studiato enologia per puro caso, semplicemente perché la sua famiglia, originaria della Sicilia, risiedeva a Conegliano, e abbia cominciato a lavorare a 20 anni, nel '59,in aziende che producevano in grosse quantità mediocre vino corrente. Ma già nel '63, Buscemi aveva trovato la sua strada; è stato per tre anni l'enotecnico di Marco Felluga, a Gradisca d'Isonzo e, subito dopo, per altri tre anni, il primo direttore tecnico del Consorzio del Collo e dell'Isonzo. Fu proprio lui a iniziare in questa veste un'originale attività di assistenza tecnica alle piccole aziende, mediante lezioni, analisi di laboratorio, visite in cantina. "Erano 360 i vignaioli associati" ricorda, "e io li visitavo almeno due volte all'anno, prima e dopo la vendemmia".

Buscemi però è sempre stato un impaziente. Visto che il Consorzio non era in grado di affrontare i problemi più impellenti dei piccoli produttori, lasciò l'incarico di direttore e quei problemi li affrontò lui in prima persona, allestendo un centro di imbottigliamento e distribuzione, una vera e propria azienda di servizio, prima in società con altri a San Floriano del Collio e poi da solo a Cormons. Era un'iniziativa che avrebbe riempito la vita di chiunque ma non la sua. E infatti proprio in quegli anni si imbarcò in un'altra stimolante avventura, quella delle condotte enotecniche. Era una vecchia idea di Veronelli, che più volte aveva sollecitato l'Associazione enotecnici italiani a creare delle strutture in grado di assistere tecnicamente i piccoli vignaioli con lo stesso spirito del medico condotto. La possibilità di tradurre in pratica quell'idea si concretizzò all'inizio degli anni 80 a Carema, grazie a una illuminata amministrazione comunale e all'interessamento di un enotecario milanese sensibile e preparato, Luigi Gaviglio. E Buscemi se ne assunse l'incarico, portandovi l'esperienza già maturata nel Consorzio friulano. Il balzo di qualità compiuto dal vino della Cantina sociale produttori e la creazione di un grande rosso, il Carema di Carema, hanno segnato la traccia del passaggio di Buscemi in quel paesino del Piemonte. [...]

[...] i rapporti stretti allora con alcuni produttori hanno consentito a Buscemi di realizzare alcuni vini memorabili come il Colombaio riserva di Massimo Pachiè, un Erbaluce di straordinario rilievo, e il Solativo di Luigi Ferrando.»

La storia raccontata da Cesare Pillon, arriva al 1991. Da allora sono passati molti anni nei quali Gaspare Buscemi ha continuato a lavorare per la piccola azienda del viticoltore, in Valle d'Aosta, in Piemonte, in Liguria, in Emilia, in Toscana, nel Lazio, ed anche nelle isole Eolie della Sicilia, oltre che, naturalmente, nel Friuli Venezia-Giulia. Inoltre, con Luigi Gaviglio, l'amico enotecario già ricordato da Pillon, ha poi seguito una ricerca, in Francia, sul Cognac e sull'Armagnac e, a Castelmaggiore (Bo) negli stabilimenti dell'allora "Pilla", ha curato le successive fasi sperimentali e produttive del vino base da distillare. Nasce così il "Villa Zarri", primo brandy italiano "di territorio" perché distillato solo da vini appositamente prodotti con uve scelte in territori specifici, la Toscana e l'Emilia-Romagna, e non, come d'uso, da sottoprodotti o da vini scadenti: la distillazione è fatta con l'originale alambicco charantais tipico del Cognac. Ancora oggi, sempre a Castelmaggiore, ma in Villa Zarri, questo brandy continua ad essere ottenuto e invecchiato, allo stesso modo.

Dal lungo contatto con il viticoltore italiano e da questa particolare esperienza prendono origine il suo impegno professionale in favore di una enologia tradizionalmente naturale e la sua proposta di distinguere come "vini d'artigianato" quelli che esprimono la natura e la millenaria cultura contadina e artigiana dei nostri territori affinché il loro riconoscimento sia incentivo di qualificazione del nostro "viticoltore artigiano" e del vino italiano tutto.

Solo una grande qualificazione può infatti permettere ad un sistema produttivo tradizionale, frazionato e difficile come il nostro di sostenere il mercato ormai globale.


L'azienda

Prima di ogni altro, nella nostra regione, ma certamente anche in Italia, la nostra azienda ha avviato una attività di assistenza tecnica e di servizi di cantina indirizzati al viticoltore per consentirgli di vinificare le proprie uve e di imbottigliare i propri vini: era il gennaio del 1973. Questa attività, che ha permesso a molti viticoltori di acquisire una posizione di mercato, ancora oggi ci caratterizza. Inizialmente limitata all'esecuzione di servizi di imbottigliamento presso la nostra cantina, nel tempo si è ampliata fino a coprire tutte le necessità produttive a partire dalla lavorazione delle uve, ed i servizi sono ora forniti anche nella cantina dello stesso viticoltore, dove hanno assunto una particolare valenza formativa.


Questi sono infatti realizzati con attrezzature semplici, a lui dimensionate, che lui stesso facilmente impara ad utilizzare ottenendo così, oltre che un minor costo del servizio, la capacità e la sensibilità operative che lo rendono indipendente appena lo ritenga conveniente.

Grande impegno aziendale è oggi l'organizzazione produttiva e la diffusione della nostra proposta tecnologica, una proposta particolarmente importante perché dimensionata, per costi e semplicità operativa, proprio sulla cantina del viticoltore, ma ancor più perché realizza razionalmente una enologia naturale e tradizionalmente artigiana come quella che ha prodotto grandi vini già molto prima dell'industrializzazione dei processi produttivi.

Con questa enologia, che non utilizza stabilizzanti specifici e non modifica il valore dei componenti di origine fermentativa ai fini del miglioramento organolettico, già con il raccolto del 1981, ma soprattutto con quello del 1982, sono state prodotte le bottiglie che oggi, assieme ad altre di oltre 14 anni, costituiscono le "Riserve Massime" dei nostri "Vini d'Artigianato" dimostrando così concretamente l'importanza della scelta tecnica.

Nel maggio 2011, particolarmente a scopo di completamento e ricerca professionale, è stato realizzato un piccolo vigneto, circa 1 ettaro, condotto secondo criteri biodinamici.

Secondo tradizione artigiana la conduzione dell'azienda è famigliare.

Il titolare è infatti coadiuvato in cantina dalla moglie Benedetta, che assolve ad importanti compiti operativi e di controllo, mentre all'amministrazione e alle vendite è direttamente impegnata la figlia Roberta.